Musicoterapista o Musicoterapeuta?

La musicoterapia in ambito sociosanitario

L’approccio comune, di tipo medico-terapeutico, in cui la musica dovrebbe essere utilizzata in ambito sociosanitario per “normalizzare” il comportamento della persona deficitaria e rimediare alle sue mancanze o difetti, non è considerato particolarmente efficace.

Ognuno, disabile o no, dovrebbe avere accesso alla musica — e la musicoterapia mira idealmente a provvedere questo accesso —  per questo il musicoterapista deve imporre a se stesso di distaccarsi dal modello medico che sottovaluta gli aspetti del piacere generato dalla condivisione musicale. Con i bambini autistici, che generalmente rifiutano la maggior parte dei trattamenti terapeutici, verrebbe da pensare, in alcuni casi, che si tratta “cure impossibili”. Secondo alcuni si tratta piuttosto di un tipo di approccio ad essere considerato “indesiderato”, proprio come lo sarebbe una cura per l’omosessualità o l’essere neri, o per qualsiasi altra tipologia biosociale.

Musicoterapista o Musicoterapeuta?

Se ci si vuole imporre come operatori di prestazioni sanitarie, si rischia la possibilità di produrre scarsi risultati non misurabili. Nel caso dell’autismo questa possibilità è garantita in anticipo; ma se gli obiettivi sono migliorare l’espressione del sé, la propria conoscenza e il benessere del fare musica insieme, la musicoterapia può offrire il più grande valore possibile. Questi approcci, spesso di tipo comportamentista, non dovrebbero mirare alla cura o alla riabilitazione del paziente secondo una prospettiva medica, al contrario, non devono mai distaccarsi dalla finalità mutuale del fare musica insieme: la ricerca del piacere personale dovuta alla condivisione relazionale e alla libera espressione di sé. In questo senso, musicoterapeuta e paziente hanno molto da offrirsi a vicenda, come la mutua partecipazione nel fare musica e il piacere di condividere questa esperienza.

A questo proposito, il dibattito linguistico tutto italiano sui termini “musicoterapista”e “musicoterapeuta” risulta non privo di un fondamento epistemologico: con il termine “terapista” infatti si vuole delineare una figura che, non distaccandosi dall’ ambito sanitario (o socio-sanitario), utilizzi il mezzo sonoro/musicale quale veicolo di cura e di terapia per persone in una condizione di svantaggio clinico o sociale.

Le persone autistiche, spesso, hanno interessi musicali e attitudini distintive; invece di normalizzarli al di fuori della loro cornice culturale, con un’imposizione quasi colonialista del potere, potremmo cercare di coltivare la loro cultura indigena in un’atmosfera di rispetto reciproco.

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Musica e Sindrome di Rett

Tra le terapie ausiliari per la Sindrome di Rett la musicoterapia riveste un ruolo importante in quanto oltre ad essere un importante supporto educativo è anche una fonte di gioia e benessere. La musica promuove una relazione tra terapeuta e paziente basata sulla comunicazione non-verbale e mira a favorire la la produzione spontanea di suoni, come la vocalizzazione, e di movimenti associati ad un ritmo condiviso. Tuttavia, possiamo distinguere due tipologie di intervento musicoterapico: la metodologia basata sull’ improvvisazione di musica attiva, ovvero la produzione libera e spontanea di suoni; e la musicoterapia cosiddetta recettiva, ovvero l’utilizzo di suoni, musiche e vibrazioni, principalmente a basse frequenze, volte a stimolare una determinata reazione nell’individuo che, comunque, non si trova in uno stato di passività. Leggi tutto “Musica e Sindrome di Rett”

Formazione Continua in Musicoterapia

Formazione continua in musicoterapia

La Formazione Continua in Musicoterapia è un’ importante risorsa a disposizione degli operatori del settore socio-sanitario. Attraverso questo corso ci proponiamo di offrire una formazione nelle principali tecniche di relazione empatica e comunicazione non-verbale, utili non solo nel proprio campo professionale ma anche un’ottima occasione di crescita personale. La Formazione Continua in Musicoterapia è prevista con cadenza mensile per approfondire la conoscenza della musicoterapia e del suo utilizzo. In particolare è rivolta agli operatori del settore socio-sanitario e della relazione d’aiuto in quanto verranno fornite le conoscenze teorico/pratiche delle principali tecniche di musicoterapia in quanto comunicazione non-verbale.

Tipologia: corso teorico/pratico

Esamineremo le diverse aree di applicazione della disciplina secondo i vari modelli di riferimento nel mondo.  Le lezioni si svolgono in gruppo e non sono necessarie particolari competenze musicali. Nei laboratori pratici utilizzeremo il suono e la musica come forma di comunicazione non verbale in modo da sviluppare l’empatia all’interno di un gruppo ed essere consapevoli dell’ascolto e della musica come mediatore analogico della comunicazione.

“L’empatia è un’abilità sociale di fondamentale importanza e rappresenta uno degli strumenti di base di una comunicazione interpersonale efficace e gratificante. Nelle relazioni interpersonali l’empatia è una delle principali porte d’accesso agli stati d’animo e in generale al mondo dell’altro. Grazie a essa si può non solo afferrare il senso di ciò che asserisce l’interlocutore, ma si coglie anche il significato più recondito psico-emotivo”.

Principali obbiettivi del corso:
  • Fornire le basi teoriche sulla musicoterapia e il suo sviluppo in tutto il mondo.
  • Sviluppare la capacità di relazione empatica
  • Illustrare le principali aree di applicazione della musicoterapia nel settore formativo, educativo, riabilitativo e socio-sanitario.

Che cos’è la musicoterapia

Che cos'è la Musicoterapia?

Secondo la Federazione Mondiale di Musicoterapia:

la musicoterapia è l’utilizzo professionale della musica e dei suoi elementi nel contesto medico, educativo e quotidiano con individui, gruppi, famiglie o comunità che cercano di ottimizzare la qualità della vita e di migliorare la salute e il benessere fisico, sociale, comunicativo, emozionale, intellettuale e spirituale”. (World Federation of Music Therapy, 2011).

Sebbene l’idea di usare la musica in terapia sia vecchia di migliaia di anni, solo in questo secolo si è riusciti a raccogliere e a organizzare un corpo di conoscenza sufficiente per creare una “disciplina”. Come “professione” la musicoterapia ha una duplice identità: infatti essa è un corpo organizzato composto di teoria, pratica e ricerca, e allo stesso tempo è un gruppo di persone che utilizza lo stesso corpo di conoscenza nelle loro mansioni di clinici, educatori, amministratori, supervisori. Negli Stati Uniti la data di nascita della professione può essere fatta risalire alla fondazione della National Association for Music Therapy (NAMT) nel 1950.

Che cos’è la musicoterapia? Un’arte, una scienza e un processo interpersonale

Gli scopi e i metodi del musicoterapeuta hanno dovuto espandersi per incontrare le esigenze di nuove popolazioni di famiglie. Allo stesso tempo, la musicoterapia si sta evolvendo a causa dell’aumento degli approcci olistici nei processi curativi. Un principio fondamentale è che la musicoterapia non è una disciplina singola, piuttosto è la dinamica combinazione di molte discipline attorno a due grosse macro aree: la musica e la terapia.

Che cos’è quindi la musicoterapia? In quanto fusione di musica e terapia,  è a un tempo un’arte, una scienza e un processo interpersonale: è collegata alla soggettività, all’individualità, alla creatività e alla bellezza;  è legata all’obiettività, alla collettività, alla riproducibilità e alla verità. Infine, è collegata all’empatia, all’intimità, alla comunicazione, all’influenza reciproca e alla relazione di ruolo. 

Fonti:

Kenneth Bruscia, Definire la musicoterapia: percorso epistemologico di una disciplina e di una professione, Ismez 1990.