Improvvisazione clinica in musicoterapia

Tra le principali tecniche che il musicoterapeuta mette in atto durante la seduta di musicoterapia, l’improvvisazione riveste sicuramente un ruolo essenziale. Con questa tecnica facciamo riferimento alla musicoterapia attiva, in quanto ci permette di instaurare una relazione attraverso il dialogo.  In questo modo possiamo adattarci alle esigenze del cliente ed incentivarne una produzione spontanea e creativa.

Un importante contributo alla musicoterapia attiva ed in particolare all’improvvisazione clinica viene dalla Prof.ssa Mercedes Pavlicevic ( 1 Maggio 1955 – 4 Giugno 2018) la cui esperienza ci ha permesso di cogliere alcune peculiarità stilistiche dell’improvvisazione.
In un esperimento condotto nel 1997, Brown e Pavlicevic hanno chiesto ad alcuni valutatori non vedenti, con esperienza di musicoterapia,  di ascoltare tre estratti registrati di musica.  Il fine era quello di identificare le differenze peculiari tra una seduta di musicoterapia e una normale improvvisazione musicale.

La differenza tra improvisazione musicale e improvvisazione clinica potrebbe essere una questione meramente stilistica?

A volte l’improvvisazione clinica suona come free jazz, altre volte come un valzer di Chopin, uno swingato o una passacaglia atonale. Come possiamo definire le differenze tra improvvisazione clinica e improvvisazione musicale?
L’ elevato grado di accordo tra i valutatori, così come le ragioni per le loro scelte, ha suggerito agli autori che, per gli ascoltatori formati in musicoterapia, c’è una differenza distintiva. Nell’improvvisazione in musicoterapia (improvvisazione clinica) i valutatori non vedenti sentono un musicista (identificato come il terapeuta) supportare, riflettere e facilitare l’altro musicista (identificato come il cliente), e produrre fraseggi non propriamente stilistici offrendo alternative musicali.
Gli ascoltatori riferiscono inoltre di essere in grado di riconoscere un pensiero terapeutico nell’improvvisazione clinica, e suggeriscono che i momenti di relazione tra terapista e cliente mancano della mutualità che v’è nell’improvvisazione musicale.

È parso che gli ascoltatori siano stati in grado di distinguere tra una “musica fine a se stessa” e una “musica finalizzata alla relazione personale”. Sembrerebbe che sebbene l’improvvisazione, nella sua accezione generale, sia al centro della pratica clinica, l’improvvisazione in musicoterapia non è semplicemente musica improvvisata importata nel pensiero terapeutico o nel contesto clinico, ma si tratta di due pratiche distinte.  Anche se ci sono aspetti comuni in entrambi i processi  la loro distinzione è necessaria. La letteratura sulla comunicazione non verbale ci aiuta a capire cosa c’è di unico e di differente nell’improvvisazione in musicoterapia.

Bibliografia:

Brown S. & Pavlicevic M. Clinical Improvisation in Creative Music Therapy: Musical aesthetic and the interpersonal dimension. The Arts in psychotherapy, 23(5) 1997.

Pavlicevic M. Improvisation in Music Therapy, Human communication in Sound. Journal of Music Therapy, XXXVII, 2000.

Ruud E. Music Therapy, Improvisation, communication and culture. Gilsum, Barcelona publishers, 1998.