I rumori della natura e della vita

La-Botanica-di-Leonardo-Firenze

Brano scelto in collaborazione con  il Centro Olos di Firenze per gli incontri di “Musicoterapia e Mindulness”.

“Il pioppo fa il suo eterno moto perpetuo; il salice piangente ha fremiti lunghi e delicati come le sue foglie; il cipresso vibra e canta tutto con un accordo; la quercia e il platano hanno agitazioni brusche e violente, seguite da calme improvvise…

E qui si può dimostrare come i tanto poetizzati silenzi  con cui la campagna ristora i nervi troppo scossi dalla vita cittadina siano fatti di una infinità di rumori, e come questi rumori abbiano i loro timbri, i loro ritmi e una scala enarmonica delicatissima nei suoi toni. Non è ancora detto e non è provato che questi rumori non siano una parte importantissima (anzi in molti casi la più importante) delle emozioni che accompagnano la bellezza di certi panorami, il sorriso di certi paesaggi!

Ma lasciamo da parte la natura e la campagna (che senza questi rumori sarebbe una tomba) ed entriamo in una rumorosa città moderna. Qui la vita ha creato con le macchine la più immensa, la più svariata fonte di rumore. Ma si osserverà che i rumori della campagna sono pochi, sono piccoli e possono anche essere piacevoli, mentre quelli di una città…

Dover sentire da mattina a sera rumori, sempre rumori!

Un’osservazione generale che serve per studiare i rumori in città è questa: generalmente nei luoghi dove si producono dei rumori continui (strade molto frequentate, officine, etc. ) esiste sempre un rumore basso continuo, indipendente fino ad un certo punto, dai vari rumori ritmici che si producono. Questo rumore è come un basso continuo tenuto che fa pedale a tutti gli altri rumori…

La strada è una miniera infinita di rumori: gli andamenti ritmici dei vari trotti o passi dei cavalli, rispettivamente alle scale enarmoniche dei tram e a quelle delle automobili, le riprese violente dei motori di queste ultime, quando altri motori hanno invece già aggiunto un tono acuto di velocità. Lo studio continuo e attento dei rumori può dunque rivelare dei godimenti nuovi, delle emanazioni profonde. Ricordo come ciò dovessero confessare, con profondo stupore, gli esecutori che ebbi per il primo concerto dato a Milano con gli Intonarumori. Dopo la quarta o quinta prova, mi dicevano, che fatto l’orecchio e presa l’abitudine al rumore intonato e variabile dato dagli intonarumori, fuori in istrada prendevano grandissimo piacere a seguire il rumore dei tram, delle automobili, etc… Erano dunque gli Intonarumori che avevano il merito di rivelare loro questi fenomeni”.

Tratto da L’Arte dei rumori di Luigi Russolo, pittore, inventore e compositore italiano che intorno al 1912 iniziò ad essere ossessionato dall’idea di creare musica con i rumori e scrisse un manifesto intitolato L’Arte dei rumori, che poi estese in forma di libro nel 1916 dopo aver fatto esperimenti con strumenti che producevano rumore detti Intonarumori inventati da lui.

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