Musicoterapia e Disability Studies, prospettive di ricerca

La musicoterapia può basarsi sui Disability Studies

Gli approcci di musicoterapia moderni possono basarsi sulla teoria dei Disability Studies per muoversi in una prospettiva inclusiva, umanistica, centrata sulla cultura e orientata sulle risorse piuttosto che sui difetti, con l’opportunità di ridiscutere i ruoli del potere anche nella relazione terapeutica.

La definizione di ‘health musicking’ fornita da Stige e Aarø (2012) sembra essere l’ultima pietra miliare negli sforzi degli studiosi e degli operatori per avvicinarsi al modello sociale. L’approccio definito PREPARE  (Participatory, Resource-oriented, Ecological, Performative, Activist, Reflective, and Ethics-driven) riflette l’intenzione di cercare un’alternativa al modello medico e fornire una nuova linea di ricerca che è certamente più sostenibile, soprattutto per le persone con una condizione autistica.

Gli approcci di musicoterapia moderni possono basarsi sulla teoria dei Disability Studies, nella ricerca così come nella pratica. La domanda che muove la nostra azione dovrebbe essere: chi beneficia della pratica? Chi è il soggetto della ricerca? Gradualmente l’attenzione si è spostata da una terapia nel contesto a una terapia per il contesto, e ultimamente, a una terapia con il contesto. In questa visione, forse, possiamo rendere i nostri atti rilevanti per migliorare le circostanze materiali e la qualità della vita anche delle persone con disabilità.

Note:

Stige, B. & Aarø L.E. (2012). Invitation to Community Music Therapy. New York, Routledge.

Proceedings of Second International Conference of the Journal Scuola Democratica VOLUME II Learning with New Technologies, Equality and Inclusion, Matteo Maienza, pp. 607-616

Che cos’è l’inclusione? Convegno all’Università degli Studi di Firenze

Che cos’è l’inclusione? Il 13 novembre dalle ore 9.30 alle ore 18.00 si terrà online il primo Convegno nazionale organizzato dal Dipartimento di Formazione, Lingue, Intercultura, Letterature e Psicologia dell’Università degli Studi di Firenze.

Introduce e coordina il Prof. Giuliano Franceschini, professore di didattica e pedagogia speciale e direttore del Corso di Specializzazione per il sostegno didattico agli alunni con disabilità. Il Convegno è indirizzato a studenti, dirigenti e insegnanti delle scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado.

Tra i relatori, per la scuola secondaria di primo grado segnaliamo il Dott. Gerardo Manarolo, con un intervento su “Musicoterapia e autismo: riflessioni per una possibile specificità” e Ferruccio Demaestri, musicoterapeuta, formatore e supervisore, membro del direttivo CONFIAM con un intervento sulle “Competenze musicali  nel processo di inclusione: interazione dinamica di identità sonore tra alunni e docenti”.

La partecipazione è libera, previa iscrizione entro il 10 novembre 2021 al seguente link: https://forms.gle/EMatByHFdNRqW6m89

Musicoterapia e Disability Studies

Disability Studies e Musicoterapia

I Disability Studies in musicoterapia rivolgono una critica severa all’impostazione clinica tradizionale, in cui la musica viene proposta come una sorta di “rimedio” normalizzazione o cura.

Il ruolo delle scienze mediche è stato centrale nella produzione della disabilità come categoria, prima da isolare, in quanto improduttiva, poi da curare, innescando quella che è stata definita come una vera e propria impresa della normalizzazione.

La musicoterapia nasce proprio in questo contesto, insieme ad altre professioni  sanitarie. I Disability Studies rivendicano un ruolo attivo nella gestione e organizzazione della vita e della cura delle persone  con disabilità.

Secondo questo approccio, la musicoterapia dovrebbe distaccarsi dal modello medico tradizionale in cui si propone la musica come una sorta di normalizzazione, rimedio o cura. Ognuno dovrebbe avere accesso alla musica, a prescindere dalla propria condizione clinica e/o sociale, e la musicoterapia dovrebbe idealmente mirare a provvedere questo accesso.

Il musicoterapeuta, in ultima analisi, dovrebbe imporre a se stesso di adottare un approccio basato sulla cultura e sul piacere generato dal “fare musica insieme” distaccandosi dalla visione clinica tradizionale che tende a produrre scarsi risultati e non misurabili.