Disability Studies e Musicoterapia

I Disability Studies sono una disciplina accademica e di ricerca che si propone di sollecitare il dibattito sul ruolo delle persone disabili nella vita quotidiana e di come questo sia influenzato da una cultura dominante fondata sul bisogno di reprimere o nascondere la malattia.

Il ruolo delle scienze mediche è stato centrale nella produzione della categoria della disabilità come fenomeno, prima da isolare in quanto categoria improduttiva, poi da curare in seguito al processo di deistituzionalizzazione dei malati. La musicoterapia nasce proprio in questo contesto insieme ad altre professioni para-mediche e sanitarie.

Come ha spiegato il filosofo francese Georges Canguilhem, l’introduzione nella medicina occidentale del concetto di errore  – di deviazione dalla norma –  è un fenomeno riconducubile all’epoca positivista:  il pathos condiziona il  logos dando luogo così alla concezione moderna di patologia.

I Disability Studies attribuiscono all’idea di norma l’interiorizzazione da parte della società di un linguaggio e di una cultura di oppressione nei confronti delle persone disabili. Attribuire un valore quantitativo all’esperienza dell’individualità umana è lo stesso meccanismo che ha permesso l’affermazione e la crescita della maggior parte dei regimi totalitari e la società democratica non è esente da questo stesso meccanismo.

Che cosa dovrebbe fare, dunque, la musicoterapia?

Il musicoterapeuta deve distaccarsi dall’impostazione clinica tradizionale che tende a produrre scarsi risultati non misurabili. Ognuno, disabile o no, dovrebbe avere accesso alla musica e la musicoterapia vuole mirare idealmente a provvedere questo accesso. Per questo il musicoterapeuta dovrebbe imporre a se stesso di distaccarsi dal modello medico in cui si propone la musica come una sorta di normalizzazione, rimedio o cura.

Come abbiamo visto, in molte condizioni tra cui le ASCs (Autism Spectrum Conditions) questo non è realmente auspicabile, la musicoterapia dovrebbe mirare alla valorizzazione degli interessi musicali, comunicativi e relazionali dei propri utenti secondo un approccio sociale e culturale.
Se ci si vuole imporre come operatori di prestazioni sanitarie, si rischia la possibilità di produrre scarsi risultati non misurabili; se gli obiettivi, invece, sono migliorare l’espressione del sé, la propria conoscenza, la cultura, il benessere e la ricerca del piacere di fare musica insieme, la musicoterapia può offrire il più grande valore possibile.

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