Il metodo di Musicoterapia Olistica

L’approccio olistico vive spesso al confine tra le discipline new-age, dalla scientificità discutibile, e le interpretazioni psicosomatiche e sociali della terapia. Queste ultime sono caratterizzate da una naturale tendenza al contesto interdisciplinare.
Il metodo qui descritto riguarda un’approccio alla musicoterapia che è stato applicato dal dott. Tomaš Prohazka, docente e formatore in musicoterapia presso l’Università Carolina di Praga, in diverse strutture educative e riabilitative della Repubblica Ceca, tra cui la Scuola Elementare Zahrádka.
Si tratta di una scuola e un Centro di Integrazione per bambini e ragazzi con disabilità dai 6 ai 18 anni.

L’atelier di musicoterapia è un ambiente morbido per consentire una libertà di movimento e prevenire al minimo il rischio per utenti e operatori;  allo stesso tempo è uno spazio in cui le distrazioni sono ridotte al minimo. Il setting è preparato e composto da luci, texture, oli essenziali, oltre a un pavimento rialzato da terra, in legno che consente la propagazione delle vibrazioni. Gli usi variano per consentire di rispondere alle esigenze fisiche e/o psichiche degli utenti e agevolarne i processi emotivi, formativi e di crescita personale.

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I rumori della natura e della vita

La-Botanica-di-Leonardo-Firenze

Brano scelto in collaborazione con  il Centro Olos di Firenze per gli incontri di “Musicoterapia e Mindulness”.

“Il pioppo fa il suo eterno moto perpetuo; il salice piangente ha fremiti lunghi e delicati come le sue foglie; il cipresso vibra e canta tutto con un accordo; la quercia e il platano hanno agitazioni brusche e violente, seguite da calme improvvise…

E qui si può dimostrare come i tanto poetizzati silenzi  con cui la campagna ristora i nervi troppo scossi dalla vita cittadina siano fatti di una infinità di rumori, e come questi rumori abbiano i loro timbri, i loro ritmi e una scala enarmonica delicatissima nei suoi toni. Non è ancora detto e non è provato che questi rumori non siano una parte importantissima (anzi in molti casi la più importante) delle emozioni che accompagnano la bellezza di certi panorami, il sorriso di certi paesaggi!

Ma lasciamo da parte la natura e la campagna (che senza questi rumori sarebbe una tomba) ed entriamo in una rumorosa città moderna. Qui la vita ha creato con le macchine la più immensa, la più svariata fonte di rumore. Ma si osserverà che i rumori della campagna sono pochi, sono piccoli e possono anche essere piacevoli, mentre quelli di una città…

Dover sentire da mattina a sera rumori, sempre rumori!

Un’osservazione generale che serve per studiare i rumori in città è questa: generalmente nei luoghi dove si producono dei rumori continui (strade molto frequentate, officine, etc. ) esiste sempre un rumore basso continuo, indipendente fino ad un certo punto, dai vari rumori ritmici che si producono. Questo rumore è come un basso continuo tenuto che fa pedale a tutti gli altri rumori…

La strada è una miniera infinita di rumori: gli andamenti ritmici dei vari trotti o passi dei cavalli, rispettivamente alle scale enarmoniche dei tram e a quelle delle automobili, le riprese violente dei motori di queste ultime, quando altri motori hanno invece già aggiunto un tono acuto di velocità. Lo studio continuo e attento dei rumori può dunque rivelare dei godimenti nuovi, delle emanazioni profonde. Ricordo come ciò dovessero confessare, con profondo stupore, gli esecutori che ebbi per il primo concerto dato a Milano con gli Intonarumori. Dopo la quarta o quinta prova, mi dicevano, che fatto l’orecchio e presa l’abitudine al rumore intonato e variabile dato dagli intonarumori, fuori in istrada prendevano grandissimo piacere a seguire il rumore dei tram, delle automobili, etc… Erano dunque gli Intonarumori che avevano il merito di rivelare loro questi fenomeni”.

Tratto da L’Arte dei rumori di Luigi Russolo, pittore, inventore e compositore italiano che intorno al 1912 iniziò ad essere ossessionato dall’idea di creare musica con i rumori e scrisse un manifesto intitolato L’Arte dei rumori, che poi estese in forma di libro nel 1916 dopo aver fatto esperimenti con strumenti che producevano rumore detti Intonarumori inventati da lui.

Contatti

WCMT 2020 online from South Africa!

Il Congresso Mondiale di Musicoterapia è un evento organizzato dalla World Federation of Music Therapy ogni tre anni. Per quest’anno, a causa della pandemia Covid-19 il congresso si è trasferito online dall’Università di Pretoria (ZA) il 7 e 8 Luglio 2020.

Il tema, le Poliritmie della Musicoterapia, è una splendida occasione per i professionisti della salute, i musicisti, gli studenti, ricercatori ed educatori di contribuire a favorire i processi di decolonizzazione, promuovere il dibattito sul valore della diversità e delle differenze, riconoscere e rafforzare le risorse di resilienza, sviluppare la musicoterapia in quanto disciplina legata ai fattori contestuali e sociali. Si tratta della prima volta che un congresso mondiale di musicoterapia ha luogo in Africa. Qui il link per partecipare.

Le precedenti edizioni si sono svolte in Giappone, Europa, Korea del Sud, Argentina, Australia, Regno Unito, USA, con cadenza triennale dopo la fondazione avvenuta a Genova nel 1985. Il prossimo appuntamento sarà a Melbourne (AU) nel 2023.

Studio sui professionisti della musicoterapia durante la pandemia di Covid-19

Studio sui professionisti della musicoterapia durante la pandemia di Covid-19  a cura del Gruppo Europeo di Ricerca e Cooperazione in Musicoterapia diretto dal Dott. Manuel Sequera (Spagna), coordinato per l’Italia dal Dott. Matteo Maienza (pedagogista clinico e musicoterapeuta) e da Gianni Vizzano (musicoterapeuta e terapista DIRFloortime® DIR202). Di seguito il link con il questionario da compilare.

Compila solo se sei un professionista della musicoterapia che lavora in Italia. Studio sui professionisti della musicoterapia durante la pandemia di Covid-19: questo studio mira a mettere in luce la situazione professionale dei/delle musicoterapeuti/e, il loro impatto emotivo, socio-economico e lavorativo causato dalla pandemia di Covid-19.
Le risposte saranno accettate fino al 9 maggio 2020. Leggere l’informativa sulla privacy alla fine del modulo. Il completamento del sondaggio presuppone la partecipazione allo studio. Grazie per la collaborazione.  https://forms.gle/6Jwe7n1AFXTgbJw7A

Musicoterapista o Musicoterapeuta?

La musicoterapia in ambito sociosanitario

L’approccio comune, di tipo medico-terapeutico, in cui la musica dovrebbe essere utilizzata per “normalizzare” il comportamento della persona deficitaria e rimediare alle sue mancanze o difetti, non è considerato particolarmente efficace. Ad esempio, con i bambini autistici che generalmente rifiutano la maggior parte dei trattamenti terapeutici verrebbe da pensare, in alcuni casi, che si tratta “cure impossibili.Secondo alcuni si tratta piuttosto di un tipo di approccio ad essere considerato “indesiderato”, proprio come lo sarebbe una cura per l’omosessualità o l’essere neri, o per qualsiasi altra tipologia biosociale.  Questi approcci, spesso di tipo comportamentista, non dovrebbero mirare alla cura o alla riabilitazione del paziente secondo una prospettiva medica, al contrario, non devono mai distaccarsi dalla finalità mutuale del fare musica insieme: la ricerca del piacere personale dovuta alla condivisione relazionale e alla libera espressione di sé.

In questo senso, musicoterapeuta e paziente hanno molto da offrirsi a vicenda, come la mutua partecipazione nel fare musica e il piacere di condividere questa esperienza.

Le persone autistiche, spesso, hanno interessi musicali e attitudini distintive; invece di normalizzarli al di fuori della loro cornice culturale, con un’imposizione quasi colonialista del potere, potremmo cercare di coltivare la loro cultura indigena in un’atmosfera di rispetto reciproco. Ognuno, disabile o no, dovrebbe avere accesso alla musica — e la musicoterapia mira idealmente a provvedere questo accesso — ma per fare questo il musicoterapista deve imporre a se stesso di distaccarsi dal modello medico, che come abbiamo appena visto, sottovaluta gli aspetti del piacere generato dalla condivisione musicale. Se ci si vuole imporre come operatori di prestazioni sanitarie, si rischia la possibilità di produrre scarsi risultati non misurabili. Nel caso dell’autismo questa possibilità è garantita in anticipo; ma se gli obiettivi sono migliorare l’espressione del sé, la propria conoscenza e il benessere del fare musica insieme, la musicoterapia può offrire il più grande valore possibile.

A questo proposito, il dibattito linguistico tutto italiano sui termini “musicoterapista”e “musicoterapeuta” risulta non privo di un fondamento epistemologico: con il termine “terapista” infatti si vuole delineare una figura che, non distaccandosi dall’ ambito sanitario (o socio-sanitario), utilizzi il mezzo sonoro/musicale quale veicolo di cura e di terapia per persone in una condizione di svantaggio clinico o sociale.

©2019

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Tecniche di Musicoterapia Recettiva

Un metodo di musicoterapia recettiva molto diffuso nel mondo è la Terapia vibroacustica basata su suoni a basse frequenze, le prime esperienze di questo tipo vennero messe in atto nel 1980 dal norvegese Olav Skille (1991) che, utilizzando una comune coppia di altoparlanti e un telo per sdraiarsi, ideò un metodo inizialmente descritto come “tecnica per trasferire le vibrazioni a basse frequenze al corpo umano per via aerea”.

Successivamente ribattezzato massaggio sonoro a basse frequenze (prove- nienti da musica, onda sinusoidale e dalla loro combinazione), l’obiettivo di Olav Skille era trovare un modo in cui le vibrazioni potessero rilassare bambi- ni con gravi disabilità anche passando per una riduzione del tono muscolare. Nel dettaglio la terapia vibroacustica utilizzata a livello clinico si serve di un suono a bassa frequenza tra 20Hz-70Hz. (Bergström- Isacsson, et al., 2007; Hooper, 2002; Skille, 1991; Wigram, 1996; Wigram & Dileo, 1997).

(estratto da Musica e Sindrome di Rett, di Matteo Maienza, Musica&Terapia nr.35 Gennaio 2017) Visualizza

Musicoterapia e Demenza Senile

L’ intervento di musicoterapia cerca di raggiungere l’individuo considerando l’eterogeneità del contesto e mirando sempre a sviluppare le potenzialità residue in una cornice piacevole e rilassante. L’utilizzo degli strumenti musicali, ad esempio, permette di lavorare sul movimento, sulla coordinazione e sulla bilateralità, oltre ad essere un importante stimolo sensoriale permette la costruzione di un ritmo condiviso, un fattore di motivazione personale e di gruppo.  Gli strumenti utilizzati sono percussioni come tamburi, triangoli, cembali, guiros, reco-reco, agogo, classe, marimba, etc.
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WORKSHOP DI INTEGRAZIONE CON LA MUSICA

MAGICAL MOMENTS OF RHYTHM

Nati dall’esigenza di migliorare la qualità della vita e dell’integrazione sociale tra il 2014 e il 2015  i workshop, aperti al pubblico e organizzati grazie alla collaborazione di Arci Solidarietà, nascono all’interno dei laboratori linguistici per stranieri, rifugiati e richiedenti asilo in Italia. Attraverso la musica ci poniamo l’obiettivo di facilitare l’apprendimento e intrecciare relazioni tra i partecipanti grazie alla possibilità di utilizzare il suono in qualità di mediatore analogico della comunicazione.

La musicoterapia è un tentativo di aumentare le possibilità di comunicazione dell’individuo attraverso il suono e il ritmo al fine di superare il disagio provocato dall’isolamento e dalla solitudine che sono una minaccia alla salute e alla qualità della vita umana. Leggi tutto “WORKSHOP DI INTEGRAZIONE CON LA MUSICA”